Ultimatum alla Terra

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Ultimatum alla Terra

Ultimatum alla Terra

Ultimatum alla Terra
103 min

Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jaden Smith, Kathy Bates, Jon Hamm.

Una smisurata e misteriosa sfera luminosa atterra tra gli alberi di Central Park e sotto gli occhi meravigliati dei newyorkesi. L’alieno che la abita e ne discende viene accolto da una pallottola di benvenuto, esplosa da un militare nervoso ed emotivo. Ricoverato d’urgenza e guarito con prodigiosa rapidità, l’alieno rivela sembianze umane e nome sotto una pellicola gelatinosa: è Klaatu, una creatura astrale precipitata dall’universo per avvertire l’umanità di un’imminente crisi globale. Dopo aver chiesto senza successo alla Segretaria di Stato degli USA di organizzare una riunione internazionale per comunicare al mondo il suo messaggio, Klaatu elude la sorveglianza governativa, deciso a dare una dimostrazione di forza convincente con l’aiuto di Gort, il suo gigantesco automa. Sarà l’amore di una mamma, la scienziata Helen Benson, a farlo desistere dall’impresa, concedendo agli uomini il beneficio del dubbio e la possibilità del riscatto.
Com’è fatto un alieno? Sullo schermo ha il corpo di Keanu Reeves. Corpo lasciato nell’action movie, dove i muscoli lavorano ancora nella corsa e nella lotta, per lanciare la mente nelle sfere rarefatte delle nuove tecnologie e nell’allucinazione collettiva di Matrix. Nella sua testa sono stati aperti buchi neri e il suo corpo scarnificato nella virtualità è stato fatto oggetto di nuove esplorazioni e messo in condizione di poter fare ciò che prima era consentito solo ai cartoni animati: correre sui muri, librarsi e ricadere sprofondando in un asfalto che si apre con la morbidezza di una mousse e l’elasticità di una gomma. Ancora una volta Keanu Reeves è per lo spettatore la soglia da attraversare per incontrare un altro universo, un altro sguardo, quello di Klaatu, giunto da una galassia lontana con un avvertimento per l’umanità.
Sessant’anni dopo l’Ultimatum alla Terra di Robert Wise, Scott Derrickson recupera un classico della fantascienza aggiornandolo alla mutata condizione politica e ambientale. Era il 1951 quando Klaatu, l’alieno dall’aspetto umano, atterrò sulla Terra. Erano gli anni della Guerra Fredda fra USA e URSS, degli armamenti nucleari e della psicosi del “nemico in casa”. Se dobbiamo fare il gioco critico del confronto intertestuale, di quell’edizione l’Ultimatum alla Terra di Derrickson tace il grido di battaglia “Klaatu barada nikto” e mantiene Klatuu e la sua tuta, Gort e il suo casco laser (che reprime sul nascere ogni focolaio violento e antisociale), la sconfinata sfiducia nel sistema, l’intenzione pacifista, la sequenza in cui il mondo si arresta e le immagini di città smarrite e congelate ad ogni latitudine.

max