The Conjuring – Il caso Enfield

The Conjuring – Il caso Enfield

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134 min

Patrick Wilson, Vera Farmiga, Madison Wolfe, Frances O’Connor, Lauren Esposito, Simon McBurney, Maria Doyle Kennedy, Simon Delaney.

1977. Durante una seduta spiritica la medium Lorraine Warren prova a entrare in contatto con l’autore della carneficina di Amityville per conoscere le ragioni del suo gesto, ma sul suo percorso soprannaturale imbatte in un demone che assume le sembianze di una suora. Intanto a Enfield, in Gran Bretagna, la famiglia Hodgson, in gravi ristrettezze economiche, vive in una casa in cui si susseguono eventi inspiegabili. La piccola Janet è la più sensibile verso queste presenze, che sembrano rivendicare la proprietà della casa minacciando gli attuali inquilini.
Destinata a divenire la più consistente franchise in campo horror degli ultimi anni, dopo uno spinoff così di successo da generare a sua volta un sequel, The Conjuring giunge all’atteso secondo capitolo. Protagonisti nuovamente i Warren e una casa infestata, nella libera ricostruzione del caso realmente esistito di Einfeld, l’Amityville britannica, uno dei principali casi dei tempi recenti per interesse parapsicologico.
James Wan non teme di ricorrere a ripetizioni e, nell’economia di una serie così strutturata, la cosa ha un senso. Al di là delle evidenti somiglianze sul piano narrativo, The Conjuring – Il caso Enfield diverge in molti punti rispetto al primo episodio. Dove L’evocazione – The Conjuring puntava sopratutto ai picchi orrorifici, mescolando influenze anni Settanta a nuove tecniche audiovideo di spavento, il sequel preferisce lavorare sulla costante inquietudine e provare a riflettere sulle regole del gioco, anziché applicarle nuovamente alla lettera.
I punti in cui The Conjuring – Il caso Enfield non eccelle e non intende eccellere – originalità della trama, accuratezza dell’ambientazione – sono chiaramente ritenuti minori da Wan, fino a rendere scene come quelle sui Warren in America, prima del loro viaggio in UK, ai limiti della goffaggine. O il ricorso a “London Calling” dei Clash, per introdurre la realtà degli Hodgson, uno dei più ovvi e inutilmente chiassosi utilizzi di una colonna sonora che la storia recente ricordi.