Saw IV – Il gioco continua

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Saw IV – Il gioco continua

Saw IV – Il gioco continua

Saw VIa
92 min

Tobin Bell, Costas Mandylor, Scott Patterson, Betsy Russell, Lyriq Bent, Athena Karkanis, Justin Louis, Simon Reynolds, Donnie Wahlberg, Angus MacFadyen.

La morte dell’assassino, Jigsaw, non dà fine alla sequenza di omicidi. Ad attendere lo spettatore, nel quarto episodio di Saw, una nuova serie di marchingegni infernali, azionati di volta in volta dalle stesse vittime, in una catena diabolica che trasforma i buoni in mostri.
Alla regia ancora lo sperimentato Darren Lynn Bousman (l’ideatore, James Wan, era alle prese con l’inutile mitizzazione del bambolotto per ventriloqui in Dead Silence). Svuotato di ogni novità, persa nella ripetizione esasperata, di Saw resta la potenza della macchina, l’idea di un congegno sadico che costringe la vittima a uccidere per salvarsi. Almeno nel caso meno contorto. In altri deve ferirsi gravemente o persino mutilarsi. Con il quarto episodio in meno di quattro anni, mentre la rete impazza di fan, Saw sprofonda nel gore più perverso e fin dall’inizio mostra un’autopsia nei minimi dettagli. Sorta di dichiarazione d’intenti, posta in apertura, che fa dell’esibizione del macello del corpo il suo tema portante. La macchina da presa non gioca sul vedere/non vedere, su cui gran parte del cinema horror ha basato gli effetti di tensione: in Saw si mostra tutto, dando una sorta di vertigine nauseante dello sguardo, non solo per il contenuto delle sequenze, ma per il modo, ossessivo, in cui la violenza è presentata. Ora, se Saw non ha contenuti pornografici, mette però in scena una pornografia della visione, ne usa gli stessi procedimenti, amplificando ed estetizzando la violenza.
Di esempi simili, nei media, ce ne sono fin troppi, e, come Saw IV, non andrebbero classificati nel genere horror pur facendo orrore. Poco importa che a differenza di molte immagini che circolano sui canali tradizionali, l’orrore di Saw IV non sia reale. L’effetto di senso produce lo stesso risultato: pornografico nel modo di rappresentazione messo in atto. Saw non fa paura. Anzi, fa quasi ridere, i congegni sono improbabili, al punto da far pensare a una parodia. Agisce non sui sensi (se non vogliamo parlare dello stomaco) ma sulle perversioni. Come la pornografia Saw non ha significato al di là dell’immagine mostrata. Si ferma alla gratuità della violenza che esibisce e alla sua natura di prodotto commerciale. Come la pornografia, d’altronde, anche Saw ha successo.

max