Jumanji

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104 min

Robin Williams, Jonathan Hyde, Kirsten Dunst, Bradley Pierce, Bonnie Hunt, Bebe Neuwirth, David Alan Grier, Patricia Clarkson, Adam Hann-Byrd, Laura Bell Bundy, James Handy

Judy e Peter, rimasti orfani, prendono dimora con una giovane zia in una grande villa da tempo sfitta. Nella soffitta, s’imbattono in un gioco da tavolo dal nome esotico e cominciano una partita. Ma già al primo colpo di dadi è chiaro che Jumanji non è un gioco come gli altri. Rampicanti carnivori, zanzare giganti, zebre ed elefanti escono dal nulla e distruggono la casa e la città. Dalla giungla torna anche Alan (Robin Williams), un uomo che 26 anni prima, giocando con un’amichetta, era finito sulla casella sbagliata ed era scomparso, dato per morto. Come porre fine all’incubo? Solo terminando la partita..
Dallo scivolo del divertimento alla morsa della tensione e ritorno. Con grande arguzia, il film associa, tra le righe, il comportamento sproporzionato del bambino che risponde in modo irrazionale al genitore durante un litigio (“non ti parlerò mai più”, per esempio) con la sproporzione delle conseguenze di un lancio di dadi, quando la plancia del gioco si è allargata ad includere il mondo intero. In entrambi i casi, nel confronto, non si tratta solo di uno scambio di parole o di un movimento di pedine: si tratta di imparare a relazionarsi, ad affrontare le situazioni, si tratta di crescere.
Impermeabile al tempo che è passato, la pellicola di Joe Johnston, con una giovanissima Kirsten Dunst, ha addirittura anticipato alcune riflessioni di Matrix (“E se rimango incastrato nel gioco?”) e chi l’ha accusata di ripetitività, ha evidentemente dimenticato che fa parte delle regole.