Il Gladiatore

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171 min

Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Oliver Reed, Derek Jacobi, Djimon Hounsou, Richard Harris.

È il 180 dopo Cristo. L’imperatore romano Marco Aurelio è malato e prossimo alla fine. Al momento di nominare il proprio successore, però, non sceglie il figlio Commodo, malvagio e inadatto, ma il valente generale Massimo Decimo Meridio, uomo fidato e condottiero coraggioso. Commodo, geloso, non ci sta: soffoca il padre e ordina l’uccisione di Massimo e della sua famiglia. Sfuggito per poco, il generale viene ridotto in schiavitù e allenato come un gladiatore per soddisfare il sadico piacere del popolo. Presto, la sua fama cresce al punto da riportarlo a Roma, dov’è determinato a vendicare la moglie e il figlio e a riportare in auge la dignità e la Repubblica.
L’inaugurazione del nuovo millennio è salutata da Ridley Scott con la riscoperta di un genere che sembrava sepolto o, se non altro, addormentato da più di trent’anni: il kolossal ispirato a Roma antica, rivisto in chiave computerizzata e fortemente patetica, nel senso etimologico del termine. Lo sguardo sul passato non esime il regista da una riflessione più contemporanea che mai sullo spettacolo come fine e insieme come mezzo. L’arena, teatro di un gioco sanguinolento, è il centro della scena, e in essa la performance è tutto e l’unica vittoria possibile è una vittoria mediatica. Il protagonista non è più in tempo per il salvataggio in extremis dei suoi affetti: è già un eroe tragico, qualcuno che non ha nulla da perdere, ma combatte oltre le umane forze per una ragione ideale, per strappare al buio il mondo in cui è cresciuto e in cui crede e gettare nuova luce sul futuro, quello che arriva fino a noi.
I tanti falsi storici, e su tutti la morte di Marco Aurelio per mano del figlio anziché di peste come comunemente ipotizzato, non scalfiscono la forza di un film che è palese romanzo, esercizio riuscito di retorica cinematografica, forte di una storia comunque scritta nel marmo e di una palette sentimentale senza sconti, che va dal lutto alla vendetta, dall’orgoglio alla gloria nei secoli.
Ma Il gladiatore è anche e soprattutto lui, Russel Crowe nei panni di Maximus, ed è la sua interpretazione vibrante ma trattenuta la mossa migliore del film: da solo, Crowe si oppone alla logica dell’eccesso che muove ogni altro reparto e mantiene il film nel solco di una celebrazione dell’umiltà di Maximus, del suo coraggioso e retto agire, diffidando delle lusinghe, e del suo umano e forse ingenuo sognare. Inutile dire che, per un personaggio di questa portata (equiparato ad un semidio nelle sequenze oniriche che mettono in comunicazione l’oscuro mondo dei vivi con l’aureo mondo che verrà), occorreva un antagonista all’altezza: il Commodo di Joaquim Phoenix lo è al punto da rubare in più occasioni la scena all’eroe.