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Ghostbusters

Ghostbusters

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Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon, Leslie Jones, Neil Casey, Andy García, Cecily Strong, and Chris Hemsworth.

I fantasmi esistono e stranamente stanno cominciando ad attaccare gli uomini a New York. Le uniche a poterli fermare sono le scienziate Abby Yates e Erin Gilbert. La prima insegue gli studi sui fantasmi senza successo da così tanto tempo da essere ormai ritenuta una ciarlatana anche dalle università più ridicole, mentre la seconda ha rinnegato il suo passato e la sua amica per un lavoro accademico più regolare e comune. La comparsa dei fantasmi le getta, volenti o nolenti, nell’azione. Unendo teoria e pratica costruiscono vere e proprie armi per la lotta agli ectoplasmi e poi, con tanto di tuta, partono in prima persona alla caccia assieme a due altre reiette: l’ingegnere Jillian Holtzmann e l’inserviente della metro Patty Tolan. A loro si aggiungerà anche un segretario bello e scemo, utile a mettere in moto gli affari, costretto anch’egli a scendere in campo quando la minaccia si farà davvero seria.
Esiste una parentela non comune tra il desiderio di Paul Feig e del team con cui ha raggiunto il successo, formato principalmente da Katie Dippold, Melissa MacCarthy e Kristen Wiig (Le amiche della sposa, Corpi da reato, Spy) di proiettare la luce della commedia su protagonisti nuovi, e la ricerca di una dignità per le scienziate di Ghostbusters. È la stessa parentela che i comici fuoriusciti dallo show televisivo Saturday Night Live sentivano con la trama originale nel 1984. Se Dan Aykroyd, Bill Murray e Harold Ramis (sotto la direzione di Ivan Reitman) gettavano una luce nuova e diversa sulla commedia a partire da una fusione non comune tra avventura e comico, ora Feig e le sue ragazze vogliono fare lo stesso. La differenza non da poco è che le scienziate con zainetti protonici di oggi non cercano davvero un’avventura ma mirano più direttamente ad una legittimazione per se stesse.
Il Ghostbusters del 2016 è infatti una storia di realizzazione personale là dove quello originale era un’epica parabola di intellettuali (chi più chi meno) perdenti ed estromessi da tutto, anche dal mondo universitario, trasformati in eroi d’azione dalla propria tenacia. La versione femminile di un classico anni ’80 dunque prende il trattamento d’ispirazione, ne ricalca appositamente diversi passaggi per assicurarsi di non uscire mai fuori tema e di rimanere riconoscibile per chi ricorda l’originale, eppure ne piega lo spirito alla ricerca di una narrativa femminile.
Paul Feig e Katie Dippold di certo sanno come esaltare la componente comica delle proprie attrici. I due non solo trovano gag molto divertenti ma si svincolano dall’eredità del mondo umoristico come lo avevano concepito Dan Aykroyd e Harold Ramis, per ritagliarsi uno stile e uno tono d’humor personali. L’altra faccia della medaglia è però una totale messa ai margini di azione e avventura, trattate sia in sceneggiatura che soprattutto in fase di regia con un certo fastidioso disinteresse e con la banale naivitè di chi il genere lo ha praticato solo nelle parodie. Al centro di tutto stavolta c’è il rapporto di fiducia e di unione che si crea nella squadra.

max