Cowboys & Aliens

Cowboys & Aliens
135 min

Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde, Abigail Spencer, Buck Taylor, Matthew Taylor, Cooper, Taylor, Clancy Brown, Paul Dano, Chris Browning, Adam Beach.

New Mexico, 1875. Uno straniero privo di memoria arriva nella cittadina di Absolution. È ferito e ha fissato a un polso uno strano bracciale metallico. Non gli occorrerà molto tempo per comprendere che non è gradito. Tutti gli abitanti vivono sotto il dominio del colonnello Dolarhyde e debbono subire le angherie del suo tracotante rampollo. Lo sceriffo non esita però ad arrestare il ragazzo e lo straniero che è stato riconosciuto come un pericoloso pregiudicato. Tutto cambia però quando Absolution viene attaccata da strani oggetti volanti che seminano il panico. Lo straniero vede riemergere frammenti di memoria e comprende che il bracciale al suo polso può divenire un’arma vincente per combattere gli alieni. Occorre però che tutte le forze disponibili si uniscano.
La contaminazione di generi è ormai da qualche decennio oggetto di studio ma ancor prima (parliamo degli anni Quaranta del secolo scorso) incontri impossibili erano stati realizzati dal cinema. Negli anni Sessanta i B-movie avevano fatto incontrare Jesse James con la figlia di Frankenstein mentre Dracula lottava con Billy the Kid e…Totò osservava affascinato Cleopatra. Si trattava però sempre di produzioni a basso costo o di film comici che vedevano impegnate le star del momento in vicende surreali. Jon Favreau (con Steven Spielberg a sostenerlo) può permettersi di rivisitare radicalmente il filone e aprire forse a nuove contaminazioni non più low budget. Il western e la sci-fi non sono oggetto in questo caso di una vampirizzazione parassitaria. Conservano entrambi i loro codici originari che coesistono per poi fondersi in modo originale. A partire dal western, che il regista mostra di conoscere bene, assemblando un cast che mette fianco a fianco vecchie glorie con star che non avevano mai sperimentato il genere. La Frontiera non è un luogo per anime belle (per dirla alla Cohen al cui Il Grinta capita di pensare soprattutto per come viene messo in scena il personaggio del bambino). È una terra dura in cui gli uomini si scontrano come ne Gli spietati di Eastwood e in cui l’individualismo domina incontrastato. È proprio lavorando su questa dimensione che Favreau conduce il film su un livello più alto di quello dell’intrattenimento puro (che c’è ed è efficace). Perché la minaccia aliena obbliga gli esseri umani ad unirsi anche quando tutto sembra dividerli. La posse formata dai cittadini, dal proprietario terriero e suoi scagnozzi, banditi e indiani Apache è quanto di più eterogeneo si possa pensare. Ci sono anche, come riflette maschilisticamente sconsolato uno dei protagonisti, un cane e un bambino e allora tanto vale aggiungerci anche una donna (che sarà poi determinante).